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Diary/

31/03/2017

Blog D.La Repubblica

Thanks to Laura Traldi, of the most prestigous italian weekly D: La Repubblica, for the article about my exibition Gli Oggetti Raccontano- Objects are storitellers.

http://designlarge-d.blogautore.repubblica.it/2017/03/31/fuori-salone-2017-eventi-milan-design-week-mdw17-ventura-lambrate-2/?refresh_ce

 

30/03/2017

Objects are story telling

A very small installation about 21 objects of my everyday life.

21 objects: 10 are absolutly no-name or supernormal, 11 are designed by friends as Enrico Azzimonti, Miriam Mirri, Alessandro Mendini, Setsu e Shinobu Ito, Giulio Iacchetti, Marco Merendi, Philippe Starck, Luigi Colani, Claudio Caramel, Francesco Fusillo, Bruno Gecchelin.

  • Virginio Briatore

15/01/2017

Ciao Fernand

Caro Ferna, forse te lo avevo detto o forse no, ma di fatto non appena fossi riuscito a 'scendere' in Salento la prima persona che desideravo vedere saresti stato tu!

Attraverso FB ci incrociavamo d tempo e vedevo che attorno a te tutto sembrava andare per il verso giusto. Avrei avuto voglia di vedere la tua casa e stare un po' con la tua famiglia... dai tuoi post e dalle nostre poche telefonate veniva fuori un alone nel quale affetti, lavori, arte, relazioni, eventi, mare, pietre, foglie emanavano una bella luce.

Invece ti scrivo su questo muro di pietra digitale, in questo che è ormai diventato il più grande cimitero della storia umana, dove ogni giorno ognuno di noi sparisce e giace nel cyberspazio, finché l'elettricità ce lo consentirà.

Di fatto quando nell'ottobre 1986 sono sbarcato a Lecce dalla Liguria, la prima notte mi sono ritrovato a dormire a casa tua. Sembra un caso ma non lo è. Già allora, pur condividendo con altri la masseria di Monteroni, avevi il senso dell'ospitalità e una curiosità alta e semplice al tempo stesso. Eravamo cinque e o sei ed ho stampata in mente quella prima cena, anche perché all'altro lato della tavola in diagonale c'era Anna Durini, la sorella di colei che sarebbe poi diventata la tua amatissima moglie.

Il viaggio su questa Terra di Anna è stato davvero breve e diversamente da te non ha avuto il tempo di lasciare figli, opere, 'tracce', che tu invece ci hai donato e che ci accompagneranno per il tempo che ci resta da vivere e oltre ancora.

Nel mio cuore ha però lasciato un segno indelebile, l'enigma di un sentimento indicibile, scaturito nei vari momenti che abbiamo condiviso, spesso di domenica o nelle sere d'inverno quanto la solitudine morde e noi la mettevamo a tacere parlando, mangiando, bevendo, ridendo per ore e ore.

Ti ringrazio anche per aver tirato fuori in questi anni e aver postato alcune immagini del mitico Studio Atlantide e di Lecce ForYou. Di quei tre anni e passa che ho lavorato con te mi rimangono ricordi sani e piacevoli: la tua efficienza, la tua velocità esecutiva, la precisione. Allora non eri ancora maturato come artista, vivevi impaginando il Quotidiano, Lecce For You e i vari strumenti di comunicazione che a fatica proponevamo a svariati clienti. Ma proprio allora hai iniziato a scolpire, a scavare le pietre, a dare forme naturali e cosmiche alla materia inerte. Ogni volta che venivo alla tua masseria ero sempre affascinato dal tuo fare 'con le mani': che si trattasse di imbiancare un muro, restaurare un comò, sistemare tronchi di legno in giro per la casa e nella corte, improvvisare un lampada dalla bella luce, raccogliere le arance in una ciotola garbata! Avevi il dono dell'estetica spontanea, antica, potente, selvatica, senza tante menate ed elucubrazioni.

Da te, dalle 'cazziatine' che mi  facevi ridendo per smussare le mie insofferenze e prenderti gioco della mia visione sfalsata, ho anche imparato ad accettare la 'cultura' salentina con gli aspetti piacevoli e con i lati oscuri che a x noi  'polentoni' a volte sono ardui da vivere.

Infine sono sempre rimasto incantato dalla tua bellezza vera, spoglia: un paio di jeans e un giubbotto di pelle e via... ogni giorno eri bello, anno dopo anno e il tempo sembrava non passare per te. Lo stesso dicasi per tua moglie Ornella, bella come una dea della Grecia classica.

Caro Fernando Perrone, fai buon viaggio, ci rivedremo nell'infinito, oltre questo libro della facce. Ciao

 

  • Virginio Briatore
  • Virginio Briatore

24/02/2014

Una bella storia

Questi giorni grigi sono propizi per condividere una bella storia che mi è capitata.

Una storia lunga 15 anni.

Quando nel 1998 il grande uomo Benno Simma, architetto, designer e musicista, fondò la pubblica Accademia di Design di Bolzano io ero una delle otto persone che lo aiutarono a pensarla e a portarla avanti. In autunno scegliemmo i primi 40 studenti e iniziammo i corsi. Tra loro c’era Robert Fliri, un ragazzo altoatesino, snowbordista supremo e uomo della montagna, che aveva già 22 o 23 anni in quanto per potersi mantenere agli studi era andato prima un paio di anni in Svizzera a fare il boscaiolo. Non so perché ma col tempo divenne il mio allievo prediletto e un anno, ai primi di giugno, con i miei figli ancora in età da asilo andammo ospiti suoi in una casa in alta quota, raggiungibile solo a piedi, ( esperienza fantastica e ancora oggi unica per la mia famiglia marina!) dove lui viveva in quel periodo, assieme ad un amico, per ricostruire, ancora più in alto, un fienile rifugio diroccato, portandosi su in spalla tutte le travi e poi le scandole del tetto!

L’estate dopo, sempre a giugno, lo invitai a venire con me e con mio figlio Luigi che aveva 5 anni (quindi siamo nel 2001) nel Salento dove condividemmo una settimana meravigliosa, ospiti riveriti di cari amici tra cui la masseria di Spigolizzi dove ancora viveva la mia ’luce perenne’ Patience Gray, grande scrittrice, sapiente, cuoca e anarchica irriducibile!

Ancora ricordo quando Fliri venne a farmi vedere il progetto per la sua tesi di laurea: una sorta di scarpa guanto a cinque dita, che lui voleva indossare per correre nei prati di montagna, mantenendo il contatto con il terreno e proteggendo la pianta del piede dalle asperità. Un progetto che io battezzai "La scarpa per camminare a piedi nudi".

Finita la scuola fece vedere questo progetto alla Vibram e piano piano iniziarono a svilupparlo. Anni e anni di lavoro. Di fatto Robert ha seguito solo questo progetto, con infiniti viaggi in Cina, dove c’è la produzione e negli States, dove c’è il mercato principale.

Realizzata in diverse tipologie la five fingers è diventata un successo planetario, e nel tempo ha realizzato vendite per circa 300 milioni di dollari.

Non ci siamo mai persi con Robert, qualche mese fa è venuto a trovarci e a passare un paio di giorni a casa nostra a Ravenna, con sua moglie e le loro due bellissime e ben educate bambine.

Che gioia quindi quando a gennaio, ridiscendendo il grande Mekong con mio figlio Luigi ci è di colpo apparso lo spirito di Fliri!

Nel momento più bello del viaggio, quando dopo una giornata intera il long tail boat si stava infine avvicinando alla meta, nella luce del tardo meriggio, Luigi è andato a godersi la brezza e la forza del fiume sulla piccola prua dell’imbarcazione. Vicino a lui un giovane uomo di molte etnie compiva il suo viaggio calzando le magnifiche five fingers!

Ciao a tutti