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07/06/2013

Cari tutti, vengo a voi con due brevi storie.

Lo scorso fine settimana abbiamo festeggiato 20 anni di matrimonio. Siamo andati a mangiare al Mago del Pesce, un ristorante vicino al Reno, ai bordi della Laguna di Comacchio, dove si mangia pesce azzurro dell’Adriatico cucinato con grande passione. Poi abbiamo fatto una passeggiata sull’argine. Sono stati 20 anni meravigliosi. Siamo davvero grati. Dato che il passato per sua natura è invulnerabile ogni giorno che si riesce a vivere bene è nostro per sempre, è una riserva per affrontare il futuro. A mia moglie ho regalato un sigillo, lei mi ha regalato un libro sugli eremi dei camaldolesi. 

Questo week end abbiamo festeggiato Valentino ( 15 anni il 30 maggio) e Luigi ( 17 anni il primo giugno). È stato bello avere in giro per la casa tanti loro amici e amiche ed ascoltare le loro riflessioni sul mondo per niente banali e le loro risate!



Mercoledì 29 maggio  sono andato a cena nella nuova casa di Marida, oncologa, dove c’era anche il suo fidanzato Ettore, designer. Due persone speciali! Passando davanti a una finestra illuminata ho visto su una parete un manifesto di Keith Haring e poi quando sono arrivato a casa di Marida sul muro del living  ho trovato un altro segno suo.  Vedere Keith nelle case delle persone mi commuove sempre un poco.

Ho conosciuto Keith nel gennaio 1983 perché abitava in Broome Street sopra l’appartamento dove stavano tre giovani donne, una delle quali Vashti De Verteuil, caraibica clandestina sarebbe poi diventata una cara amica. Era un’edificio modesto, tra la Bowery e la Chrystie, all’epoca un posto poco raccomandabile. Una sera siamo saliti a mangiare nella sua casa, piena di segni e fumetti, che mi ricordava Andrea Pazienza e gli altri  creativi che vedevo a Bologna nel 1977-79. Un paio di volte è sceso giù lui e una sera gli ho cucinato gli spaghetti in padella con la mozzarella fresca che lui era andato a prendere a Little Italy. Non sapevo neanche bene chi fosse e benché già famoso non era ancora veramente esploso.  Era un ragazzo gentile, un po’ goffo, con uno sguardo tenero e vivace da animale che ti fa le feste e diversamente da molti altri artisti della scena new yorkese non se la tirava per niente ed era spesso solo. Quando son tornato da Washti de Verteuil nel gennaio 1985 Keith non c’era, era partito per l’Europa e le aveva lasciato le chiavi di casa, in modo che lei la custodisse e ritirasse la posta. Nel frattempo era diventato parecchio famoso e gli arrivavano inviti esclusivi, con i quali Washti ed io ci siamo fatti una decina di serate molto divertenti. Washti quell’anno stava mettendo su un negozietto di una stanza e io l’aiutavo a dipingere le pareti. Ora ha un suo spazio e insegna pure alla Parsons  School of Design. Wasthi aveva dieci anni più di me e ora come allora sembra dieci anni più giovane! Sono rimasto a New York due inverni di 100 giorni ognuno e non ho fatto neppure una foto. Bei Tempi!

Ora Keith è qui in casa di Marida che, mentre beviamo un dolcetto, ci racconta un giorno della sua vita in ospedale e ci lascia senza fiato.

Non so spiegare ma Lei e Keith hanno qualcosa in comune. Forse il modo con cui guardano il mondo.



Ciao Marida

Ciao Ettore

Ciao Keith

Ciao Washti 


E ciao a tutti

 

29/03/2013

Prima e Vera

Poche cose mi emozionano quanto l’arrivo della Primavera.

Il tempo di vita degli umani si misura in primavere.
Conviene stare zitti ed osservare.

Liberiamoci dall’assedio dei tecno-nulla e dalla tirannia dei "mi piace".

Vi auguro un’ora, un’ ora sola di silenzio.

Magari sotto un albero, in riva al fiume del disgelo o al mare.



Come diceva il pittore miniaturista persiano del XVI secolo: "Non voglio essere un vero albero ma il suo significato".




PS: dopo il silenzio ci sarà spazio per un video



Buona Pasqua

24/01/2013

Inverno

Cari tutti, come vi va?
Sembra un anno difficile, meno soldi e più incertezze. Così ho rinunciato al viaggio in Asia che di solito faccio d’inverno. Ho scelto un viaggio low cost. Viaggio nel tempo.  Mi perdo nella memoria. Da uno di questi vagabondaggi ho estratto questi pensieri, scritti il 30 dicembre 1983.
Erano tempi in cui venivo a Milano solo per amore. Quell’inverno l’ho trascorso in parte a Monticello, sui colli del finalese, tra il mare e le montagne innevate, a casa di una coppia di amici contadini, con figli piccoli.
A Natale vendemmo una delle due oche, la femmina.
Il maschio non si dava pace, pianse notte e giorno, fino a perdere la voce.
L’amore non è prerogativa degli umani.
Vi invito, ad assaporate la bellezza che anche l’inverno ci regala e da parte mia vi dono questi scarni versi a km0.

 

Inverno

è pioggia sul mare
e brivido nel cuore
neve vento e alberi di legno

bello entrare dentro un bar
e guardare fuori aspettando
la donna
morbida e calda dentro a una
pelliccia finta

i tram vanno accesi
con le figure dentro
i treni corrono nella pianura bianca
e i binari
sono la magica scala nera
che dalla terra
svanisce nelle nuvole grigio fumo.

Inverno è nessuno
è l’amore breve
nella lunga notte dell’oblio
è la tenerezza lieve
come l’acqua e la biancheria
è il filtro che separa i colori
e fa crescere i bambini

inverno è natale
è il mare perenne che invita
alla perdizione
è il fuoco invisibile e vicino
che scalda eccita distrugge
è il grido dell’animale nella notte
che invoca la sua compagna.