2012

Architetture del Lavoro Lavazza – Torino, Parigi, Stoccolma

Il libro che su invito dell’Azienda e dell’Arch. Paolo Corradini, responsabile per i lavori di architettura del gruppo, ho curato da cima a fondo ( con l’aiuto fondamentale di Marina Leonardini) è Il primo volume di un progetto editoriale che Lavazza ha intrapreso in collaborazione con la Societa Editrice Umberto Allemandi & C. al fine di documentare la propria esperienza, in una fase di straordinario impegno nella realizzazione di nuovi e articolati spazi del lavoro. 

 

Lavazza è un’azienda speciale, cuore e cervello, pratica e sensibile, da sempre attenta ai linguaggi della contemporaneità in termini di comunicazione, fotografia, design, web. Quindi anche l’architettura rientra nel naturale alveo della qualità, che, a partire dal prodotto, abbraccia tutti gli aspetti della vita aziendale.

Architetture del Lavoro– Torino Parigi Stoccolma è un progetto che  con modalità narrative agili, tipiche degli instant book e le immagini scattate dal fotografo e fotoreporter Alessandro Albert, ( scelto anche perché estraneo al noioso mondo della fotografia d’interni classica!) raccoglie e illustra gli sforzi che l’azienda sta attuando per progettare architetture per il lavoro che siano coerenti con i valori della marca, attente al benessere delle persone e ai temi della sostenibilità.

  • Virginio Briatore

Awareness Design Politecnico di Milano

CORSO DI LAUREA IN DESIGN DELL’INNOVAZIONE

 

Tra l’inizio e la temporanea, inevitabile fine, sono trascorsi quasi due anni.

Il corso in se stesso è durato 6 mesi, da ottobre 2011 a  marzo 2012, ma indi abbiamo preparato la mostra, poi il libro ed infine ho seguito la mia prima tesi di laurea.

Sono stato fortunato: ho conosciuto dei docenti interessanti e una mezza dozzina di studenti molto simpatici. Devo dire che mi ha piacevolmente stupito la capacità di scrittura e di pensiero di quasi tutti i 42 laureandi. 

Con loro abbiamo ragionato su questa benedetta, indispensabile consapevolezza e personalmente ci siamo confrontati su due temi che mi stanno a cuore: la durata di cose e persone; il concetto distanza/vicinanza, con particolare riferimento a Facebook.

Il primo studente che si è laureato con me si chiama Paolo Zaami, è un siciliano molto acuto e la sua tesi al momento preferisco tenerla riservata perché ha in se delle potenzialità di sviluppo interessanti.  Il suo ragionamento verte sulle tracce che lasciamo inconsapevolmente e su quelle che potremmo lasciare volontariamente mappando l’ambiente con l’occhio del designer!

Infine grazie  a questo corso ho conosciuto una studentessa iraniana di nome Aida, che mi ha introdotto a una piccola comunità di Persiane che studiano  o lavorano a Milano e il cui padre vende tappeti nel gran bazar di Teheran… non vedo l’ora di sedermi accanto a lui per un paio di mesi e farmi raccontare storie di quelle che si vedono solo stando fermi!

  • Virginio Briatore

Intervista a Mauro Pelaschier per Homepages

Nell’estate con l’agenzia Libera di Torino e con Porzia Bergamasco abbiamo realizzato il numero zero di questo house organ di un primario gruppo immobiliare italiano.

Ci sono un paio di articoli miei tra cui l’intervista a casa del grande marinaio Mauro Pelaschier.

  • Virginio Briatore

2011

Dainese

Ho partecipato a due incontri: Dainese e Lago. Vedere che alle 9 di sera di un venerdì sera centinaia di persone convergono verso zone industriali per conoscere una fabbrica e ascoltare un imprenditore che spiega come lavora, non lascia indifferenti. Siamo separati alla nascita.  Non sappiamo più dove nascano i prodotti che ogni giorno prendiamo in mano, usiamo o che semplicemente ci circondano. Siamo ignari di chi, come e perché li produce. Per questo le visite in fabbrica sono oggi uno spettacolo assoluto, che - in particolare nella patria del Prosecco - alla fine non ti lascia a bocca asciutta! 

  • Virginio Briatore
  • Virginio Briatore

  • Virginio Briatore

  • Virginio Briatore

  • Virginio Briatore

  • Virginio Briatore

  • Virginio Briatore

Progetto Lavazza Horeca Design Collection 2009/2011


Il caffè è un piacere quotidiano. Un rito e un gesto tra i più diffusi in Italia e nel mondo. Il rituale del caffè avviene sia in privato che in pubblico e la sua evoluzione è specchio dei mutamenti che attraversano la società umana, la famiglia, il commercio, l’ambiente di lavoro.

Lavazza accompagna e favorisce il rito del caffè che ha il suo culmine nei luoghi pubblici e in particolare in quegli esercizi commerciali quali Caffè, Bar, Ristoranti e Hotel (internazionalmente raccolti sotto la sigla HO.RE.CA.) in cui va in scena l’Espresso: l’eccellenza del caffè italiano di cui Lavazza è leader.

Nell’affrontare questa nuova piccola grande sfida sì è partiti da una bella eredità, tipica di un’azienda con 116 anni di storia, riconosciuta per i suoi prodotti ad alto tasso di qualità e innovazione. Un’eredità da cui estrarre e conservare i valori fondanti, arricchirli di linguaggi contemporanei e proiettarli nella spiccata dimensione internazionale che l’azienda ha assunto nel XXI secolo.

Forti di questa grande eredità e consapevoli di dover essere utili agli oltre 100.000 pubblici esercizi in cui oggi si serve un cremoso espresso Lavazza, il team di manager che lavorano nell’area Food Service Away From Home, guidati da Monica Balocco, nell’autunno del 2009 ha deciso di rinnovare la linea di oggetti di supporto all’attività. Partendo da un punto fermo, anzi due: la tazzina dell’espresso e la tazza del cappuccino, vere e proprie icone del caffè italiano nel mondo!

Con il mio aiuto è stato quindi organizzato un concorso ad inviti riservato a 6 studi di design della nuova generazione ai quali in un secondo tempo ne è stato aggiunto un settimo. Questa volta l’obiettivo non era scegliere un unico progettista ma arricchire la collezione con la pluralità dei linguaggi e delle identità, creando comunque un family feeling grazie alla coerenza dei materiali, alla dominante cromatica e al magnetismo del marchio.

Per la prima volta nella storia delle collezioni Lavazza per il canale HO.RE.CA. si è notata fra i progettisti una marcata presenza femminile, portatrice di nuove sensibilità, sia pratiche che estetiche.

I designer invitati sono: Lorenzo Damiani, architetto della Brianza, considerato uno dei più geniali giovani designer italiani; Ilaria Gibertini, designer di Parma nota per alcuni prodotti di grande successo in cui design, grafica e simpatia si danno la mano; Setsu e Shinobu Ito, progettisti giapponesi di fama internazionale, da oltre 10 anni residenti a Milano;Alessandra Pasetti, giovane promessa veneta, Matteo Ragni, architetto e designer ormai consacrato da critica e pubblico; Virgola3, un inedito ed entusiasta trio tutto femminile composto da Laura Affinito, Concetta Lorenzo, Katya Mattioli, le prime due attive a Milano e la terza a Sassuolo; Ad essi, in un secondo tempo e per un progetto specifico, si è aggiunto l’architetto veneziano Marco Zito, noto progettista di oggetti dalla grande pulizia formale.

  • Virginio Briatore
  • Virginio Briatore